Riflessioni per l’8 marzo – La forza delle donne

Riflessioni per l’8 marzo

Il processo di affermazione femminile, iniziato tra ‘800 e ‘900, ha avuto negli ultimi decenni una rapida accelerazione, anche grazie ad una legislazione sempre più favorevole. Mai nella storia conosciuta (a parte alcune civiltà antiche, come la civiltà minoica) le donne come collettività hanno avuto gli spazi di libertà e di azione sociale che hanno oggi, arrivando sempre più spesso a ricoprire ruoli di responsabilità. Questo almeno nel nostro mondo occidentale, ma non mancano esempi positivi nel resto del mondo.

Il lungo cammino di affermazione delle donne nella storia – non ancora concluso – sembrava vivere una stagione particolarmente favorevole. Se non fosse che la pandemia rischia ora di riportarci indietro, relegando di nuovo le donne al ruolo familiare e di cura.

Il fatto è che l’intelligenza umana non ha sesso, e i talenti nascono in uguale misura nelle donne e negli uomini. Anzi, la natura è particolarmente generosa con la donna, e forse non è un caso che la vita abbia affidato a lei il ruolo biologico della gestazione. Gli uomini hanno avuto però condizioni più favorevoli alla loro realizzazione, mentre per le donne affermare sé stesse, il proprio valore è sempre stato arduo, se non a volte impossibile. Oltre ad essere ingiusto, tutto questo è un enorme spreco per l’umanità: spreco di talenti, che non possono essere pienamente messi al servizio della collettività.

 

Una società armonica è tale se ciascuno, indipendentemente dal sesso, ha la possibilità di “diventare sé stesso”, realizzando il proprio progetto di vita. Talenti, aspirazioni, vocazioni non realizzati generano frustrazione, e la frustrazione si riverbera in modo negativo sulle vite individuali, familiari e su tutta la collettività perché genera depressione, patologie, aggressività individuale e sociale. Se poi pensiamo che a crescere le nuove generazioni sono (ancora) perlopiù le donne, immaginiamo la differenza che possa fare l’essere cresciuti da donne realizzate piuttosto che da donne frustrate, più o meno consciamente, nelle loro aspirazioni.

Se da una parte, dunque, le possibilità di azione per le donne sono oggi più ampie che mai, dall’altra assistiamo al perdurare di idee, visioni, modelli culturali che vengono dal passato. La cultura patriarcale, per quanto anacronistica, è ancora fortemente presente, e spesso sono le stesse donne ad esserne portatrici a causa di modelli interiorizzati nel processo di socializzazione, in primis la famiglia e poi la scuola e la società. Modelli che il sociale rafforza, attraverso i linguaggi, la musica, i film, la letteratura e più in generale i mass media.

Identificare questi modelli interiorizzati, questi copioni disfunzionali, riuscire a vederli e decidere di cambiarli è scelta individuale di ogni donna, non facile ma possibile. Si tratta di rivedere la propria identità, o quella che riteniamo tale, quando invece è un’identità fittizia, frutto di un processo di costruzione che altri hanno fatto attorno a quella forza primaria che è la nostra identità più profonda e vera.

Le donne scontano ancora gli ideali del passato: sante, vergini e martiri, votate all’estremo sacrificio per il bene altrui. O il modello che le vuole complementari all’uomo e “fatte” per la famiglia. O quell’abitudine interiore, purtroppo consolidata, di essere spesso “contro” qualcosa o qualcuno e raramente “essere per”. Quello che manca, o meglio quello a cui facciamo ancora poca attenzione, sono modelli positivi di donne che hanno realizzato sé stesse, nel lavoro come nelle relazioni. Sottolineare la nostra forza, promuovere modelli di donne realizzate nelle loro aspirazioni e nei loro talenti, oltre ad aumentare l’autostima delle donne, è sicuramente utile agli uomini, per impostare modelli di relazione nuovi, più attuali.

È utile anche per arginare il problema della violenza, soprattutto in un’ottica di prevenzione. La violenza è un tema molto complesso, e le donne che la subiscono vanno sostenute. Tuttavia, il tema della violenza non può e non deve esaurire l’argomento donna, anzi, altrimenti il rischio è crogiolarsi nel vittimismo e non cogliere le infinite possibilità di scelta e di azione che la vita ci dona.

Con queste riflessioni, con l’auspicio che il momento difficile che stiamo attraversando possa portare le donne ad affermare con ancora più convinzione sé stesse e la loro forza – perché la crisi è anche opportunità – auguriamo a tutte e a tutti un buon 8 marzo!

 

“Io accetto la grande avventura di essere me stessa”

Simone De Beauvoir

 

CONFINTESA FP INPS

COMITATO UNICO DI GARANZIA    –   COORDINAMENTO NAZIONALE

 

https://www.youtube.com/watch?v=SkQfY1N8ROQ

La forza delle donne

 

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